Legamento collaterale del raggio della infortunio al gomito

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Pubblicato da Samuele Passigli il 24 Agosto in Fisioterapia. La mano è funzionalmente molto complessa e se ne viene turbata la sua stabilità tutta la sua attività viene compromessa.

Pubblicato da Samuele Passigli il 24 Agosto in Fisioterapia Patologie traumatiche capsulo-ligamentose delle dita della mano La mano è funzionalmente molto complessa e se ne viene turbata legamento collaterale del raggio della infortunio al gomito sua stabilità tutta la sua attività viene compromessa. Delle lesioni capsulo-ligamentose della dita della mano, la lesione di Stener del pollice e le lesioni dei legamenti collaterali delle interfalangee prossimali delle dita lunghe sono le più legamento collaterale del raggio della infortunio al gomito e sono trattate qui più approfonditamente.

La terapia e la riabilitazione partono da immobilizzazioni in legamento collaterale del raggio della infortunio al gomito o con bendaggi funzionali e proseguono con splint e mobilizzazione passiva e attiva.

Lo scheletro della mano comprende tre gruppi di ossa che formano il carpo, il metacarpo e le falangi. Il carpo è formato da otto piccole ossa brevi disposte in due fila e articolate tra loro mediante artrodie. Le ossa della fila distale sono in senso latero-mediale: osso trapezio, osso trapezoide, osso capitato, osso uncinato e si articolano con le ossa metacarpali.

Le falangi rappresentano lo scheletro delle dita, sono ossa lunghe, tre per ogni dito tranne che per il primo che ne ha solo due. I muscoli della mano possono essere distinti in intrinseci e estrinseci. I muscoli lombricali sono quattro piccoli muscoli allungati che originano, nel palmo della mano, dai quattro tendini del muscolo profondo delle dita e si portano sul dorso delle prime falangi dove si uniscono ai quattro tendini del muscolo estensore comune delle dita, contraendosi flettono le prime falangi delle ultime quattro dita della mano estendendo le altre falangi.

I muscoli interossei si possono distinguere in dorsali e palmari e occupano gli spazi tra le ossa metacarpali da cui originano per terminare tramite un piccolo tendine sulle prime falangi. I muscoli intrinseci della mano sono ricoperti da una robusta lamina fibrosa di forma pressoché triangolare, con base alle articolazioni metacarpo-falangee MF ed apice al legamento anulare del carpo, a cui aderisce, detta Aponeurosi palmare.

I muscoli estrinseci della mano sono quei muscoli il cui ventre si trova a. Il nervo mediano origina da componenti sia del tronco secondario laterale, sia del tronco secondario mediale del plesso cervicale inferiore C6-T1. Le lesioni articolari si dividono in tre sottocategorie: DistorsioniSublussazioni e Lussazioni. Il primo dito della mano, a differenza delle dita lunghe, è costituito da due sole falangi: falange prossimale e falange distale.

I movimenti di lateralità, che teoricamente si realizzano intorno ad un asse antero-posteriore, sono quasi nulli; questa relativa assenza di movimenti di inclinazione laterale è compensata dalla grande mobilità della articolazione trapezio-metacarpica. Un movimento molto importante, non abituale per una articolazione di tipo condiloideo, è la rotazione assiale della prima falange con il relativo metacarpo, che esiste sia come movimento attivo che come movimento passivo e che riveste notevole importanza nel movimento di opposizione del pollice.

La stabilità articolare della metacarpo-falangea MCF è data, oltre che dalla capsula, da due forti legamenti collaterali e dai muscoli intrinseci del pollice. La placca volare è una struttura fibro-cartilaginea più rigida nella sua parte distale e con una porzione flaccida nel suo terzo prossimale: due sesamoidi sono contenuti nella sua parte rigida. I legamenti collaterali sono due, uno mediale o ulnare e uno laterale o radiale, si inseriscono dorsalmente al collo metacarpale e volarmente alla base della falange prossimale.

Il legamento collaterale ulnare LCU presenta un fascio Principale più dorsale e un fascio Accessorio più volare. Il legamento collaterale ulnare origina dalla testa metacarpale e si dirige in direzione distale e volare per inserirsi sul tubercolo laterale della falange prossimale. In caso di insufficienza legamentosa del collaterale ulnare del pollice si ha debolezza di presa.

Stener nel inquadrava compiutamente tali lesioni Lesioni di Stener da un punto di vista etiopatogenetico ed anatomo-patologico. Se la forza è limitata, la lesione risultante è di lieve entità e non ne risulta alcuna instabilità; se la forza continua a agire, si verifica una legamento collaterale del raggio della infortunio al gomito come risultato dello strappo del legamento.

Non appena la forza cessa, il pollice ricade nella sua posizione normale e non rivela anormalità. Se la forza implicata sollecita il dito in iperestensione, la testa del metacarpo si porta in avanti attraverso la capsula anteriore. Le falangi, nonostante la loro brevità, sono considerate ossa lunghe, con una diafisi e due epifisi distale e prossimale. Le articolazioni metacarpo-falangee sono di tipo condiloideo e possiedono due gradi di libertà:.

La capsula fibrosa aderisce volarmente alla fibro-cartilagine glenoidea ed è rinforzata sui lati dai legamenti collaterali. Si tendono durante legamento collaterale del raggio della infortunio al gomito movimento di flessione, mentre in estensione e in flessione massima sono rilassati.

I legamenti collaterali impediscono lo spostamento laterale delle dita. Il pavimento della articolazione è formato da una struttura fibro-cartilaginea detta placca volaredotata di due legamenti prossimali, detti redini o freni, che prendono origine dal periostio della prima falange, in corrispondenza della porzione terminale della seconda puleggia anulare.

La placca volare non è altro che un rinforzo della parte volare della capsula, che invece è sottile dorsalmente. Le lesioni ligamentose delle IFP, di conseguenza, variano dalla semplice distrazione alla rottura vera e propria. Le lussazioni dorsali della IFP sono dovute a traumi in iperestensione, specialmente negli sport da contatto pallavolo, pallacanestro, legamento collaterale del raggio della infortunio al gomito, etc. Il grado di immobilizzazione e la durata della protezione dipenderanno dalla reazione al trattamento.

Immobilizzare il polso non è assolutamente essenziale, tuttavia, se durante il movimento del legamento collaterale del raggio della infortunio al gomito aumenta il dolore, si immobilizzerà anche il polso finché non cessa lo spasmo muscolare. La mobilizzazione deve essere lenta e dolce e possibilmente al di sotto della soglia del dolore, perché altrimenti si evoca un riflesso miotatico di difesa che provoca una contrazione dei muscoli che invece dovrebbero legamento collaterale del raggio della infortunio al gomito.

Per realizzare questo esercizio di mobilizzazione è necessaria una presa efficace sul segmento di arto da mobilizzare, questa deve essere distale rispetto alla contro-presa che fissa il segmento prossimale. La mobilizzazione passiva funzionale mobilizza più articolazioni contemporaneamente e utilizza i gradi di libertà di ciascuna per ottenere una movimento; non è necessario disporre della totalità della ampiezza articolare per realizzare tale mobilizzazione.

Il pollice si trova in opposizione moderata. Con la parte terminale del polpastrello del pollice della stessa mano, il fisioterapista si appoggia sulla parte esterna e prossimale del metacarpo da mobilizzare.

Questa tecnica permette di indurre uno scivolamento inverso al movimento. Mobilizzazione in abduzione e legamento collaterale del raggio della infortunio al gomito. Il polso del soggetto è collocato in lieve estensione e inclinazione radiale.

Il movimento di abduzione è realizzato grazie ad un appoggio del polpastrello del pollice diretto centralmente che induce uno scivolamento in senso analogo. Le due falangi del pollice del paziente sono chiuse nel palmo della mano del fisioterapista; la mobilizzazione in rotazione assiale è alternativamente realizzata in rotazione interna e poi esterna.

Legamento collaterale del raggio della infortunio al gomito paziente è seduto, con la spalla in abduzione-flessione, il gomito piegato e il polso in posizione neutra. Il fisioterapista, collocato di lato, con il palmo della mano prossimale prende appoggio a livello delle facce dorsali e della base dei metacarpi, con le dita più o meno ripiegate sul lato opposto.

La tecnica descritta in precedenza è questa volta realizzata su una mano il cui palmo è rivolto in alto. Mobilizzazione in inclinazione radio-ulnare. Le deviazioni esterna ed interna sono accompagnate da uno scivolamento nello stesso senso. Le articolazioni interfalangee prossimali e distali sono abitualmente assimilate alle troclee; è quindi consentito in solo grado di libertà attivo: la flesso-estensione.

A questo bisogna aggiungere due gradi di mobilità passiva: le inclinazioni e le rotazioni assiali essenzialmente in lieve flessione. Le manovre di mobilizzazione delle articolazione interfalangee prossimali e distali sono ricalcate su quelle metacarpo-falangee.

I movimenti del pollice e la pinza, bidigitale o pluridigitale, sono tra i più volitivi del corpo, sono movimenti lenti e permettono prese di grande precisione e di grande finezza inoltre la motilità della mano prevede prevalentemente schemi motori acquisiti.

La chinesi attiva della mano comprende:. Nella pratica la mobilizzazione attiva deve cominciare con i movimenti globali per arrivare ai movimenti analitici; gli esercizi si eseguono procedendo dalla parte sana verso quella malata e dal polso verso le dita, gli elementi sottostanti vanno bloccati per permettere la mobilizzazione dei segmenti distali.

Gli esercizi contro resistenza vengono effettuati quando la mobilizzazione attiva semplice ha reso al paziente il concetto del proprio movimento. È quindi necessario mantenere il trofismo muscolare per mezzo di esercizi che non richiedono nessun movimento delle articolazioni: questo si ottiene con movimenti isometrici che esigono una collaborazione intelligente da parte del paziente.

Lavoro dei muscoli che realizzano la flessione. Il polso è diritto, o in lieve estensione, la mano ben aperta con le dite ben discostate. Il paziente deve riportare i polpastrelli delle sue ultime falangi verso la parte ulnare della mano; per far questo effettua simultaneamente una flessione-inclinazione del polso, associata a una flessione delle dita.

Il fisioterapista applica il palmo della sua mano a livello della faccia dorsale dei metacarpi del paziente e vi esercita una forza diretta caudalmente e dorsalmente. Il paziente, dovendo estendere le quattro dita mette in azione i muscoli che lavorano in questo senso. Le rigidità articolari sono una delle complicanze naturali più frequentemente riscontrate nei traumi della mano.

La triade viziosa composta da: lesione, edema, immobilizzazione, porta inevitabilmente a rigidità articolare. La deformità a pseudo boutonnière si sviluppa in seguito a trauma delle IFP con interessamento della placca volare.

La differenza si evidenzia a livello della IFD, che nella deformità a boutonnière è iperestesa, mentre in questa patologia è normoatteggiata. La mobilizzazione attiva e passiva della MF e della IFD possono essere effettuate durante tale periodo. Legamento collaterale del raggio della infortunio al gomito tempi di immobilizzazione di una mano dovrebbero essere brevi, ma è anche opportuno tenere a riposo le articolazioni nei tempi dettati dalla biologia dei tessuti.

Il paziente deve sottoporsi a un trattamento dove nulla deve essere casuale e improvvisato: esercizi precisi, esatto numero di ripetizioni da rispettare, tempi e modalità di utilizzo delle ortesi devono essere ben chiarite al paziente. Ad un danno importante seguirà un edema maggiore e quindi una rigidità più ampia e diffusa sui diversi tessuti, che talvolta diventerà cronica e irreversibile.

Il compito del terapista sarà di evitare la patologia cronica, guidando il paziente nelle fasi di guarigione e nel corretto uso degli strumenti riabilitativi. Nei casi in cui il pollice risulta estremamente instabile potrebbe essere necessario artrodesizzare la metacarpo-falangea. Gli splint si possono distinguere in tre categorie:. Gli splint statici progressivi sono usati durante il trattamento delle rigidità articolari, vengono confezionati in momenti diversi ed hanno la funzione di mantenere una posizione articolare raggiunta per poi essere rimodellati, mantenendo una posizione ulteriormente raggiunta.

Nelle patologie traumatiche capsulo-ligamentose delle dita della mano è fondamentale una precoce e corretta diagnosi, indicativa per il successivo trattamento chirurgico e riabilitativo. Una diagnosi precoce di una rottura dei legamenti collaterali delle dita evita complicanze invalidanti, come rigidità e instabilità, che possono richiedere un intervento chirurgico tardivo, permettendo una rapida ripresa funzionale della mano.

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